La questione

In base all’orientamento consolidato della giurisprudenza di legittimità, in tema di guida in stato di ebbrezza, qualora l’alcoltest risulti positivo, costituisce onere della difesa dell’imputato fornire una prova contraria a detto accertamento come, ad esempio, la sussistenza di vizi dello strumento utilizzato, oppure l’utilizzo di una errata metodologia nell’esecuzione dell’aspirazione, non potendosi essa limitare a richiedere il deposito della documentazione attestante la regolarità dell’etilometro e non essendo sufficiente la mera allegazione di difettosità o assenza di omologazione dell’apparecchio (Cass. pen., Sez. IV, 9 gennaio 2015, n. 12265; Cass. pen., Sez. IV, 4 ottobre 2011, n. 42084).

Il d.p.r. 16 dicembre 1992, n. 379, commi 6, 7 e 8, si limita ad indicare le verifiche alle quali gli etilometri debbono essere sottoposti per poter essere omologati ad adoperati, ma non prevede nessun divieto la cui violazione determini espressamente la non utilizzabilità delle prove acquisite (Cass. pen., Sez. IV, 28 febbraio 2019, n. 12403).

La giurisprudenza costituzionale

La Corte Costituzionale, con la sentenza n. 113 del 29 aprile 2015, ha dichiarato la parziale illegittimità costituzionale del D.lgs. n. 285 del 1992, art. 45, comma 6, nella parte in cui non prevedeva che tutte le apparecchiature impiegate per l’accertamento delle violazioni dei limiti di velocità fossero sottoposte a verifiche periodiche di funzionalità e taratura, così esonerando gli utilizzatori dall’obbligo di verifica periodica di funzionamento e taratura delle apparecchiature.

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La giurisprudenza civile

Tale principio veniva applicato in caso di etilometro dalla Cassazione civile, secondo cui, in tema di violazione del codice della strada, il verbale di accertamento effettuato mediante etilometro non deve contenere l’attestazione della verifica che l’apparecchio da adoperare per l’esecuzione dell’alcoltest sia stato preventivamente sottoposto alla prescritta ed aggiornata omologazione ed alla indispensabile corretta calibratura; l’onere della prova del completo espletamento di tali attività strumentali grava, nel giudizio di opposizione, sulla Pubblica Amministrazione poiché concerne il fatto costitutivo della pretesa sanzionatoria (Cass. civ., Sez. VI, 24 gennaio 2019, n. 1921).

La decisione

Gli ermellini, sulla scia dell’insegnamento della Corte Costituzionale recepito dalla giurisprudenza civile, ha deciso di modificare il tradizionale orientamento, in quanto questo ha comportato il gravoso onere per il privato, sia in sede civile che penale, di dimostrare la sussistenza, nel caso concreto, di un difetto di funzionamento, senza considerare come la prova del malfunzionamento dell’etilometro appaia particolarmente difficoltosa se si considera che detta apparecchiatura è nella disponibilità della Pubblica Amministrazione.

Dal punto di vista strettamente processuale, il principio è conforme a quello di carattere generale secondo cui l’accusa deve provare i fatti costitutivi del reato, mentre spetta all’imputato dimostrare quelli estintivi o modificativi di una determinati situazione, che siano rilevanti per il diritto. L’onere della prova dell’imputato di dimostrare il contrario può sorgere solo in conseguenza del reale ed effettivo accertamento da parte del pubblico ministero del regolare funzionamento e dell’espletamento delle dovute verifiche dell’etilometro.

Fonte: Altalex

https://www.altalex.com/documents/news/2019/10/15/alcoltest-accusa-deve-dimostrare-il-regolare-funzionamento-dell-etilometro

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